venerdì 5 giugno 2009

I caseifici aziendali, produzioni primarie, certificazioni ed aspetti normativi

Villamaina 12 giugno 2009

L’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Avellino in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il Mezzogiorno di Portici, la Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli, l’ex ASL AV1 ed AV2 e le Scuole di Specializzazione di Malattie Infettive di Napoli e Bari e quella di Ispezione degli Alimenti di Napoli, organizza presso le Antiche Terme di San Teodoro, Via Bagni, 20 – Villamaina (AV), il 12 giugno 2009, il convegno dal titolo “I caseifici aziendali, produzioni primarie, certificazioni ed aspetti normativi”.
Si inizia alle ore 9.00 con i saluti dei dott. Vincenzo D’Amato e Mario Romano rispettivamente presidente Ordine dei Medici Veterinari di Avellino e amm. unico soc. antiche terme di San Teodoro. Nella I sessione previsti gli interventi del dott. Gerardo Di Leo, medico veterinario ASL AV1, del prof. Alberto Vergara, Università di Torino e della prof.ssa M. Giuseppina Tantillo, Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari. Successivamente alle ore 10.45 II sessione “Valorizzazione e controllo della filiera agroalimentare”. Moderatore il dott. Antonio Limone, commissario IZS del Mezzogiorno. Previsti gli interventi del Prof. Vincenzo Peretti, ricercatore DISCIZIA della Federico II, del dott. Fernando Fuschetti, comandante regionale Corpo Forestale dello Stato, della prof.ssa M. Giuseppina Tantillo, Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari e del dott. Vito Amendolara, direttore Coldiretti Campania. Conclusioni del dott. Giuseppe Allocca, coordinatore Assessorato Agricoltura e Attività Produttive della Regione Campania e del prof. Luigi Zicarelli, preside della Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli. Interverranno i Presidente degli Ordini dei Medici Veterinari delle province di Caserta, Benevento, Napoli e Salerno ed i dirigenti dello STAP-Alimentare e STAPACePICA di Avellino e delle organizzazioni professionali e dei consumatori.

Razze autoctone impiegate come sentinelle dell'ambiente


Il biomonitoraggio delle popolazioni animali autoctone consiste nel controllare in modo sistematico e continuo gli effetti dell’inquinamento ambientale mediante la valutazione di modificazioni morfologiche, fisiologiche e soprattutto genetiche di un campione rappresentativo di animali di interesse zootecnico (animali in produzione) e veterinario (animali da compagnia). E’ importante chiarire che il biomonitoraggio non misura l’inquinamento dell’ambiente, ma stima l’alterazione rispetto alla norma di alcuni parametri di stabilità genica degli animali che vengono considerati come biomonitors.

Gli animali allevati a scopo zootecnico rappresentano un punto fondamentale della catena alimentare. Monitorare gli animali, significa monitorare l’ambiente dove essi vengono allevati ed alimentati; qualora l’ambiente fosse contaminato da qualsivoglia sostanza ad azione tossica e/o mutagena, gli animali assumerebbero tali contaminanti attraverso l’alimentazione e potrebbero attraverso i loro prodotti trasferirli all’uomo. Gli effetti mutageni di tali sostanze si manifestano in danni a livello cromosomico (DNA) aumentando l’instabilità genetica la quale si può tradurre in mutazioni genetiche che spesso sono il primo passo per l’insorgenza di neoplasie o difetti immuno-enzimatici: tanto più alta è tale instabilità, tanto più alto è il rischio di mutazioni.
Per valutare le conseguenze di una eventuale esposizione a sostanze genotossiche si ricorre all’uso di test citogenetici in grado di evidenziare alterazioni irreversibili del materiale genetico in termini di mutazioni geniche, cromosomiche o genomiche. I campioni biologici di elezione sono i linfociti di sangue periferico ed i test citogenetici sono i prescelti per analizzare probabili mutazioni geniche o strutturali o numeriche. Tra questi i più attendibili, maggiormente diffusi ed impiegati nel Laboratorio di Genetica Veterinaria e Biotecnologie applicate alle Produzioni Animali, attivo dal 2001 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sono il test delle aberrazioni cromosomiche (AC), il test dello scambio tra cromatidi fratelli (SCE) ed il test dei siti fragili.
Come nella maggior parte degli studi epidemiologici sull’animale, anche negli studi di monitoraggio emerge un alto livello di variabilità interindividuale nella risposta a un insulto chimico o biologico; alcuni individui di controllo non esposti possono presentare alti livelli di danno cromosomico, mentre alcuni degli esposti possono avere frequenze spontanee inferiori ai controlli. Pertanto i dati non vengono trattati su base individuale, ma possono risultare informativi se inseriti in un contesto di gruppo (riuniti in gruppi disomogenei per specie, razza, età, modo di allevamento così che il campione monitorato sia quanto più variabile possibile e quindi rappresentativo della popolazione animale del territorio): quindi è solo mediante il valore medio, con l’ausilio di opportuni test statistici, che è possibile sostanziare un problema di esposizione.
Gli animali diventano delle vere e proprie centraline biologiche di rilevamento dell’inquinamento dell’ambiente (sentinelle dell’ambiente) e svolgono un ruolo importante per la sicurezza alimentare ed ambientale. (Fonte: Rivista Agricultura e Innovazione)

martedì 2 giugno 2009

Premio "Campaniae varietas vitae"


E’ stato presentato il 1 giugno 2009 a Ruviano (CE) nel corso del I Galà del Suino Casertano, del Vitigno Pallagrello e del Caso Peruto, il premio “Campaniae varietas vitae” promosso dall’Associazione Saperi e Sapori della Campania, l’Associazione RARE e dal Consorzio di Tutela Provolone del Monaco D.O.P.

Il premio che si propone di attribuire il piatto decorativo, realizzato, per l’occasione dall’artista napoletana Gaia Romano, ad un'iniziativa, un'attività da tutelare, una persona, un gruppo, un'associazione, un ente pubblico o privato, quale valorizzazione dell’ingegno, del “saper fare” e della cultura nel settore agroalimentare della Regione Campania, avrà cadenza annuale ed ogni edizione si svolgerà nell’ambito di una manifestazione organizzata dalle associazioni fondatrici.
Il vincitore del premio sarà selezionato da un Comitato di Giuria formato da autorevoli personalità della scienza e della cultura scelti in base alla loro competenza e rappresentatività nei campi della comunicazione, della ricerca e della cultura culinaria tipica della Regione Campania.