domenica 31 luglio 2016

Funghi e tartufi: prelibatezze per palati esigenti. Tesori nascosti nel verde della Campania. Una delizia da difendere, tutelare.

Una risorsa da utilizzare non più per diletto ma per creare una vera e propria fonte di economia. Un’idea partorita dalla mente del presidente dell’associazione cercatori di funghi e tartufi “Boletus”, l’imprenditore Guido Calenda che ha chiamato a raccolta nell’incantevole scenario di Padula il professore Vincenzo Peretti del dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II, esperto di biodiversità, certificazione e regolamenti comunitari e il dottor Corrado Martinangelo consulente del ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per dare il via al percorso di valorizzazione della filiera con l’obiettivo di tutelare e commercializzare i prodotti made in Campania.
Numerosi gli argomenti sul tappeto. “Cercatori di funghi e tartufi non più soltanto per diletto - spiega Guido Calenda - ma veri e propri imprenditori in grado di fare impresa e portare a reddito uno dei tesori offerti dalla generosità della Regione Campania. Inoltre, sul fronte ambientale, ogni socio raccogliendo i diversi rifiuti dall’ambiente visitato contribuisce alla salvaguardia dello stesso. Prelevando plastica abbandonata si rimedia alle malefatte di chi non ha l’intelligenza necessaria a comprendere del danno arrecato dalla sua azione scellerata”.
Martinangelo, Calenda, Peretti
Impresa ma anche salvaguardia del verde pubblico: “I ricercatori - spiega il professore Vincenzo Peretti - sono autentiche sentinelle. All’associazione ed ai suoi membri, si dovrebbe rilasciare il patentino di guardia ambientale. Durante ogni escursione possono segnalare vari problemi che riguardano proprio la vita del bosco alle autorità competenti”.
Della stessa idea anche Corrado Martinangelo: “La salvaguardia ambientale e la rete di impresa per fare crescere l’interesse intorno alle attività dell’associazione “Boletus”. Al termine della giornata di Padula è chiara l’esigenza che ci si deve impegnare tutti per creare una rete di imprese per fare diventare il fungo ed il tartufo una ricchezza economica e sociale”. Un lavoro da cominciare subito: “Apriremo - conclude Martinangelo - un confronto tecnico e operativo per la sperimentazione di quanto spiegato. Partiremo proprio da Padula, c’è il sindaco Paolo Imparato, molto attivo, che ci ha dato la disponibilità di stipulare il protocollo all’interno della splendida Certosa. C’è possibilità di collaborare tutti insieme con Guido Calenda, con il professore Peretti per raggiungere il risultato. Dobbiamo sfruttare tutte le risorse che la natura ci ha dato per creare lavoro”.
Funghi e tartufi da legare in maniera indissolubile al territorio: “Occorre realizzare una filiera certificata e garantita da un bollino di tutela - conclude il professore Vincenzo Peretti -, magari coinvolgendo un ente di certificazione. Creare così nuove opportunità di lavoro con un consorzio o una rete di imprese. Senza trascurare la valorizzazione dei funghi attraverso corsi di approfondimento anche nelle scuole, in modo da garantire ai più giovani come riconoscere i buoni e ad evitare i tossici o addirittura mortali. Le idee non mancano è ora di passare all’azione”.

lunedì 4 gennaio 2016

Il Consorzio di Tutela Provolone del Monaco DOP festeggia i suoi primi 10 anni

Il 2016 per il Consorzio di Tutela Provolone del Monaco DOP rappresenta il decimo anno di attività.
L’ambito riconoscimento europeo certifica il forte legame che lega il formaggio al territorio che lo ospita ed alla sua storia, dove l’aria profumata e colorata dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina, i piccoli allevamenti, l'alimentazione di prima qualità e il vivere fra scenari naturali incantevoli rendono la materia prima eccezionale. L’uso di latte crudo esclusivamente locale, prodotto nei 13 Comuni della provincia di Napoli (Agerola, Casola di Napoli, Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant'Agnello, Santa Maria La Carità, Sorrento, Vico Equense), ottenuto con almeno il 20% da bovine di razza Agerolese, assieme all'arte della lavorazione ed ad una stagionatura di almeno 6 mesi (il massimo del sapore si raggiunge però dopo gli 8 mesi), rigorosamente nell'area DOP, sono tra le caratteristiche che il disciplinare di produzione definisce come imprescindibili per la produzione dell’originale Provolone del Monaco.
Negli ultimi anni, grazie anche al prezioso lavoro del Consorzio di Tutela, la produzione, seppur limitata, è cresciuta molto in termini di diffusione e popolarità, nel 2015 sono stati prodotti circa 60.000 kg con una crescita del 10% rispetto al 2014.
L’instancabile attività del Consorzio di Tutela ha portato il Provolone del Monaco DOP ad essere presente ad importantissime manifestazioni nazionali e regionali. Grande successo e partecipazione quest'anno per l'evento del Gran Galà che nelle diverse tappe comunali ha premiato i caseifici vincitori del concorso Provolone del Monaco DOP, organizzato come ogni anno con l'ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio), assegnato il trofeo "Fernando De Gennaro" e rilasciato gli attestati del premio "Andrea Buonocore" agli allevatori che si sono distinti nella tutela e salvaguardia del bovino di razza Agerolese.
Oltre alla promozione, in questi primi dieci anni il Consorzio di Tutela ha bloccato anche diversi tentativi di imitazione, identificando e fermando la distribuzione di formaggi che, pur non avendo niente a che vedere con l’originale Provolone del Monaco DOP, ne sfruttavano la popolarità del nome e venivano proposti al consumatore in maniera fraudolenta.
Per il futuro le iniziative del Consorzio continuano sempre di più a tutelare questa eccellenza, oggi sempre più soggetta ad imitazioni ed a rafforzare, con una visione innovativa delle piccole imprese, la filiera del latte fresco e locale, cercando di dare il giusto compenso al lavoro dei tanti allevatori che ogni giorno continuano a fornire la preziosa materia prima. Sono inoltre previste una serie di attività promozionali e di partecipazioni ad eventi che contribuiranno a dare ancora più visibilità ad un formaggio, il Provolone del Monaco DOP, il cui sapore pieno ed autentico si dimostra essere sempre più apprezzato dai consumatori italiani e di tutto il mondo.

mercoledì 23 dicembre 2015

Le De.Co. e la sfida alla globalizzazione

Le De.Co., denominazioni comunali, sono delibere di un’amministrazione comunale che registra un dato di fatto: un prodotto, un piatto, un sapere, con i quali una Comunità si identifica. Sono dunque un atto politico, che fissa un valore, una carta di identità che il Sindaco, affiancato da un Comitato Tecnico Scientifico, rilascia dopo aver censito un passato, un presente ed immaginato uno sviluppo futuro.


Il "fenomeno" delle De.Co. nasce a seguito della legge dell’8 giugno 1990 n. 142 che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare, nell’ambito dei principi sul decentramento amministrativo, in materia di valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali che risultano presenti nelle diverse realtà territoriali e si è avvalso della lunga battaglia intrapresa dal giornalista Luigi Veronelli.
Ancora oggi però giuristi e opinion leader intervengono in merito all’opportunità dei Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei propri prodotti e la posizione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dei vari Ministri negli anni non è stata del tutto lineare.
Il 2016 deve essere l'anno della "riscossa" delle De.Co., attraverso la nascita, a partire dalla Regione Campania, di un coordinamento che possa farle diventare strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra, tutelare la biodiversità e divenire un’opportunità di marketing territoriale. Rappresentare cioè il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”, un mezzo migliore per affrontare la sfida della globalizzazione.


Per garantire la sostenibilità di una De.Co. occorrono tre principi: la storicità, la serietà della proposta e la difesa di un patrimonio collettivo mai a vantaggio di una singola azienda.
Resta inteso che le De.Co. non possono essere realizzate per quei prodotti che hanno già una denominazione comunitaria DOP/IGP/STG oppure tramite una qualunque indicazione falsa o ingannevole servono esclusivamente ad indurre il consumatore in confusione.