domenica 2 ottobre 2016

Provolone del Monaco, un documentario sui dieci anni della Dop

Partite da Agerola le riprese del documentario sul Provolone del Monaco Dop. Il Consorzio di tutela principe dei Monti Lattari intende raccontare attraverso immagini e voci dei protagonisti la lunga strada che ha portato ad ottenere nel 2006 il riconoscimento della Dop.
Il  Provolone del Monaco Dop è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, prodotto esclusivamente con latte crudo di bovine di razza Agerolese in una quantità minima del 20 per cento ed il restante da quello prodotto da animali allevati esclusivamente nei 13 Comuni dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina.
"Una importante tappa di avvicinamento - spiega il presidente del consorzio Giosuè De Simone - al tradizionale Gran Galà che nel mese di dicembre ci darà come sempre l’occasione di premiare i prodotti che meglio rappresentano il gusto e la tradizione del Provolone del Monaco Dop”.

Giosuè De Simone, Matteo Ruocco, Vincenzo Peretti
La tappa al caseificio di Matteo Ruocco ed all’allevamento dei bovini di razza Agerolese è stata anche l’occasione per fare visita al primo cittadino di Agerola, Luca Mascolo. “Sono stato fra i primi a credere nella possibilità di ottenere la denominazione europea. Venivamo considerati dei visionari ed oggi che il Provolone del Monaco Dop è fra i più richiesti ed apprezzati, come ha dimostrato il recente Salone del Gusto di Torino, è il premio più bello per il nostro impegno”.

Storia e territorio continuano a percorrere a braccetto i sentieri degli Dei. “Occorre continuare a difendere territorio, tipicità e biodiversità - spiega il direttore del consorzio Vincenzo Peretti - il Provolone del Monaco Dop continua a fare magistralmente la sua parte. Dieci anni di lavoro intenso che sono solo il trampolino di lancio verso nuovi importanti traguardi da tagliare insieme alle piccole aziende che sviluppano la loro economia intorno a questo prodotto ed hanno bisogno che qualcuno si ricordi che chi lavora per l’obiettivo della piccola produzione da vendere direttamente possa farlo senza oppressioni burocratiche ed amministrative”.
I Caseifici iscritti alla DOP

martedì 20 settembre 2016

Provolone del Monaco DOP protagonista dei piatti della PeRoL carni a Colorito

Gusto giusto alla Perol Carni. Bovino campano e Provolone del Monaco Dop, una somma perfetta di qualità e tipicità.
Alla Braceria di Colorito a Caserta i "dottori della carne" hanno messo a segno un altro colpaccio: racchiudendo il meglio della Campania in un piatto unico e nei nuovissimi panini, studiati apposta per l’occasione. Un abbinamento che sta già mandando in estasi i palati più esigenti.
Si parte dai piatti unici. Hamburger grigliato e Provolone del Monaco Dop. Circa 150 grammi di bontà cotta alla brace a puntino e serviti in compagnia del contorno dello chef. Con o senza pancetta grigliata. Un piatto che conserva gli antichi profumi dei Monti Lattari dopo averli coniugati con la carne dei bovini allevati in un angolo di paradiso come quello dell’Alto Casertano ed in versione panino realizzato, direttamente a Colorito, dalla maestria dell'amico pizzaiolo Valerio Vuolo.
Delicatezze che si vanno a sommare agli ormai celeberrimi Monaciello e Monaco Impacciuto. Panini che hanno scritto pagine importanti della storia di Perol Carni. Il primo infatti è il panino che oltre al tradizionale hamburger di bovino rigorosamente campano associa il Provolone del Monaco Dop e il contorno dello chef. L'altro aggiunge agli ingredienti la pancetta piccante grigliata
Provolone del Monaco Dop anche nella tagliata, in genere un controfiletto o entrecote di manzo (o vitellone), spessa almeno 3-5 cm che deve arrostire non più di 4-6 minuti per lato, in modo da mantenere al suo interno un bel colore rosato e tutti i suoi liquidi e nell'insalatona di pollo. Insalata mista, pomodori, pollo grigliato, mais, olive verdi e nere ed ovviamente il re dei lattari.
Un tributo importante quello della Perol Carni. Tante novità inserite nel menù che è possibile gustare da Colorito. Il modo giusto per festeggiare i dieci anni dall’ottenimento della Dop del Provolone del Monaco.
COLORITO - Viale Carlo III, CASERTA ... tutti i giorni dalle ore 12 alle 15 e dalle 19 alle 24.

domenica 31 luglio 2016

PEROL carni, il gusto inconfondibile della filiera tutta campana

I “dottori della carne” al lavoro nel centro del gusto Colorito a Caserta.
Un nuovo “Colorito” per la PeRol Carni. Da pochi giorni è partita la nuova grande avventura dei “dottori della carne” che proseguono il loro percorso, tutto campano, all’interno della nuova struttura del gusto sorta a pochi passi dalla Reggia di Caserta. “Colorito, mangiare insieme” è il nuovo format del gusto e della salute, a costi contenuti, pensato dal Gruppo pugliese Megamark, fondato dal Cavalier Giovanni Pomarico, con la collaborazione manageriale di Pasquale Buonocore.
Nell' Agribraceria della PeRol Carni, Alberto Rossetti e Massimiliano Peretti propongono carne di grande qualità garantita esclusivamente dal Centro di Ricerca casertano nato da un protocollo d'intesa con il laboratorio di Genetica Veterinaria del dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Materia prima di origine 100% della Campania e proveniente da allevamenti sostenibili. Importante sottolineare che l’azienda non fa uso di “polveri miracolose”, aromi, spezie ed insaporitori "costruiti" in laboratorio ed utilizzati oggi massicciamente ed a volte senza controllo nelle varie preparazioni alimentari. Anzi i dottori della carne invitano a diffidare sempre di colori e sapori accentuati che conferiscono al prodotto quelle caratteristiche di “estetica” ed omologano il sapore, ma che nulla però hanno a che fare però con quello vero della carne. In altri casi la sofisticazione assume altre sembianze. Al panino ad esempio vengono aggiunti molteplici prodotti come diversi formaggi, salumi e salse varie, impedendo al palato di distinguere i singoli gusti.
“La sfida targata PeRol Carni - spiegano Alberto Rossetti e Massimiliano Peretti - resta quella di portare al consumatore di Colorito semplicemente la carne nel piatto, con l’unico obiettivo di far conoscere quegli antichi sapori che purtroppo con la globalizzazione delle trasformazioni alimentari si stanno ormai perdendo”.
Non sarà facile, ma ancora una volta i “dottori della carne” si mettono in gioco e con umiltà e passione per dare ai clienti il massimo valore della tipicità, del gusto, della territorialità e della cultura gastronomica campana.

Funghi e tartufi: prelibatezze per palati esigenti. Tesori nascosti nel verde della Campania. Una delizia da difendere, tutelare.

Una risorsa da utilizzare non più per diletto ma per creare una vera e propria fonte di economia. Un’idea partorita dalla mente del presidente dell’associazione cercatori di funghi e tartufi “Boletus”, l’imprenditore Guido Calenda che ha chiamato a raccolta nell’incantevole scenario di Padula il professore Vincenzo Peretti del dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II, esperto di biodiversità, certificazione e regolamenti comunitari e il dottor Corrado Martinangelo consulente del ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per dare il via al percorso di valorizzazione della filiera con l’obiettivo di tutelare e commercializzare i prodotti made in Campania.
Numerosi gli argomenti sul tappeto. “Cercatori di funghi e tartufi non più soltanto per diletto - spiega Guido Calenda - ma veri e propri imprenditori in grado di fare impresa e portare a reddito uno dei tesori offerti dalla generosità della Regione Campania. Inoltre, sul fronte ambientale, ogni socio raccogliendo i diversi rifiuti dall’ambiente visitato contribuisce alla salvaguardia dello stesso. Prelevando plastica abbandonata si rimedia alle malefatte di chi non ha l’intelligenza necessaria a comprendere del danno arrecato dalla sua azione scellerata”.
Martinangelo, Calenda, Peretti
Impresa ma anche salvaguardia del verde pubblico: “I ricercatori - spiega il professore Vincenzo Peretti - sono autentiche sentinelle. All’associazione ed ai suoi membri, si dovrebbe rilasciare il patentino di guardia ambientale. Durante ogni escursione possono segnalare vari problemi che riguardano proprio la vita del bosco alle autorità competenti”.
Della stessa idea anche Corrado Martinangelo: “La salvaguardia ambientale e la rete di impresa per fare crescere l’interesse intorno alle attività dell’associazione “Boletus”. Al termine della giornata di Padula è chiara l’esigenza che ci si deve impegnare tutti per creare una rete di imprese per fare diventare il fungo ed il tartufo una ricchezza economica e sociale”. Un lavoro da cominciare subito: “Apriremo - conclude Martinangelo - un confronto tecnico e operativo per la sperimentazione di quanto spiegato. Partiremo proprio da Padula, c’è il sindaco Paolo Imparato, molto attivo, che ci ha dato la disponibilità di stipulare il protocollo all’interno della splendida Certosa. C’è possibilità di collaborare tutti insieme con Guido Calenda, con il professore Peretti per raggiungere il risultato. Dobbiamo sfruttare tutte le risorse che la natura ci ha dato per creare lavoro”.
Funghi e tartufi da legare in maniera indissolubile al territorio: “Occorre realizzare una filiera certificata e garantita da un bollino di tutela - conclude il professore Vincenzo Peretti -, magari coinvolgendo un ente di certificazione. Creare così nuove opportunità di lavoro con un consorzio o una rete di imprese. Senza trascurare la valorizzazione dei funghi attraverso corsi di approfondimento anche nelle scuole, in modo da garantire ai più giovani come riconoscere i buoni e ad evitare i tossici o addirittura mortali. Le idee non mancano è ora di passare all’azione”.

lunedì 4 gennaio 2016

Il Consorzio di Tutela Provolone del Monaco DOP festeggia i suoi primi 10 anni

Il 2016 per il Consorzio di Tutela Provolone del Monaco DOP rappresenta il decimo anno di attività.
L’ambito riconoscimento europeo certifica il forte legame che lega il formaggio al territorio che lo ospita ed alla sua storia, dove l’aria profumata e colorata dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina, i piccoli allevamenti, l'alimentazione di prima qualità e il vivere fra scenari naturali incantevoli rendono la materia prima eccezionale. L’uso di latte crudo esclusivamente locale, prodotto nei 13 Comuni della provincia di Napoli (Agerola, Casola di Napoli, Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant'Agnello, Santa Maria La Carità, Sorrento, Vico Equense), ottenuto con almeno il 20% da bovine di razza Agerolese, assieme all'arte della lavorazione ed ad una stagionatura di almeno 6 mesi (il massimo del sapore si raggiunge però dopo gli 8 mesi), rigorosamente nell'area DOP, sono tra le caratteristiche che il disciplinare di produzione definisce come imprescindibili per la produzione dell’originale Provolone del Monaco.
Negli ultimi anni, grazie anche al prezioso lavoro del Consorzio di Tutela, la produzione, seppur limitata, è cresciuta molto in termini di diffusione e popolarità, nel 2015 sono stati prodotti circa 60.000 kg con una crescita del 10% rispetto al 2014.
L’instancabile attività del Consorzio di Tutela ha portato il Provolone del Monaco DOP ad essere presente ad importantissime manifestazioni nazionali e regionali. Grande successo e partecipazione quest'anno per l'evento del Gran Galà che nelle diverse tappe comunali ha premiato i caseifici vincitori del concorso Provolone del Monaco DOP, organizzato come ogni anno con l'ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio), assegnato il trofeo "Fernando De Gennaro" e rilasciato gli attestati del premio "Andrea Buonocore" agli allevatori che si sono distinti nella tutela e salvaguardia del bovino di razza Agerolese.
Oltre alla promozione, in questi primi dieci anni il Consorzio di Tutela ha bloccato anche diversi tentativi di imitazione, identificando e fermando la distribuzione di formaggi che, pur non avendo niente a che vedere con l’originale Provolone del Monaco DOP, ne sfruttavano la popolarità del nome e venivano proposti al consumatore in maniera fraudolenta.
Per il futuro le iniziative del Consorzio continuano sempre di più a tutelare questa eccellenza, oggi sempre più soggetta ad imitazioni ed a rafforzare, con una visione innovativa delle piccole imprese, la filiera del latte fresco e locale, cercando di dare il giusto compenso al lavoro dei tanti allevatori che ogni giorno continuano a fornire la preziosa materia prima. Sono inoltre previste una serie di attività promozionali e di partecipazioni ad eventi che contribuiranno a dare ancora più visibilità ad un formaggio, il Provolone del Monaco DOP, il cui sapore pieno ed autentico si dimostra essere sempre più apprezzato dai consumatori italiani e di tutto il mondo.

mercoledì 23 dicembre 2015

Le De.Co. e la sfida alla globalizzazione

Le De.Co., denominazioni comunali, sono delibere di un’amministrazione comunale che registra un dato di fatto: un prodotto, un piatto, un sapere, con i quali una Comunità si identifica. Sono dunque un atto politico, che fissa un valore, una carta di identità che il Sindaco, affiancato da un Comitato Tecnico Scientifico, rilascia dopo aver censito un passato, un presente ed immaginato uno sviluppo futuro.


Il "fenomeno" delle De.Co. nasce a seguito della legge dell’8 giugno 1990 n. 142 che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare, nell’ambito dei principi sul decentramento amministrativo, in materia di valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali che risultano presenti nelle diverse realtà territoriali e si è avvalso della lunga battaglia intrapresa dal giornalista Luigi Veronelli.
Ancora oggi però giuristi e opinion leader intervengono in merito all’opportunità dei Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei propri prodotti e la posizione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dei vari Ministri negli anni non è stata del tutto lineare.
Il 2016 deve essere l'anno della "riscossa" delle De.Co., attraverso la nascita, a partire dalla Regione Campania, di un coordinamento che possa farle diventare strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra, tutelare la biodiversità e divenire un’opportunità di marketing territoriale. Rappresentare cioè il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”, un mezzo migliore per affrontare la sfida della globalizzazione.


Per garantire la sostenibilità di una De.Co. occorrono tre principi: la storicità, la serietà della proposta e la difesa di un patrimonio collettivo mai a vantaggio di una singola azienda.
Resta inteso che le De.Co. non possono essere realizzate per quei prodotti che hanno già una denominazione comunitaria DOP/IGP/STG oppure tramite una qualunque indicazione falsa o ingannevole servono esclusivamente ad indurre il consumatore in confusione.

venerdì 18 dicembre 2015

Pizza d’autore al Cruisè fra sapori antichi e prodotti innovativi

A gonfie vele il lavoro del "laboratorio sperimentale della tipicità".
Il "laboratorio sperimentale della tipicità e della tradizione" ha aperto i battenti al Cruisé di Poggioreale a Napoli. Il locale di Ernesto Fico e famiglia ha ospitato una serata di prove per la ricerca di sapori innovativi con prodotti legati alla storia dell'enogastronomia regionale.



E così a pochi giorni dal Natale sono sfilate in rassegna delizie del calibro del Provolone del Monaco DOP, Pecorino Bagnolese d'Irpinia, Caciocavallo de Re e della Colatura di Alici di Cetara. Applicazioni sulla pizza d'autore di casa Cruisè, cotta rigorosamente nel forno a legna.


Il paniere delle prelibatezze made in Campania è stato completato da delizie da acquistare e degustare durante le festività natalizie. A partire dalla “Spuma 66” di Cantine Mediterranee ed i dolci dell’Antico Forno di Giuseppe Baino.



Il panel test presieduto dal professor Vincenzo Peretti ha visto la partecipazione dei compagni di merenda di Sapori di Mezzogiorno Roberto Esse, Sergio Sbarra e Ferdinando Polverino De Laureto, dei gastronomi Aldo Liotta e Guido Spaziani e degli imprenditori Giuseppe Baino, Giuseppe Petrella e Vincenzo Napolitano.



Prossimo appuntamento 2016 ... il PANINO D'AUTORE con i prodotti della Perol carni di Ruviano (CE) rigorosamente e 100% campano.



domenica 6 dicembre 2015

A Natale compra Campano

Un Natale diverso non solo per la Campania ma per tutta l’Italia. Il periodo di festa che prende il via deve essere sfruttato per la rinascita non solo dei consumi ma anche del territorio. Gli acquisti per riempire la casa di regali e leccornie, chi se lo può permettere, cominci a farli rispettando la logica del “made in Campania”.


E' chiaro che solo il consumo dell’autoprodotto non arricchirà la regione, ma darà un segnale chiaro e confortante. Passato l'allarmismo per i "nostri" prodotti alimentari, nella stragrande maggioranza del territorio si deve pensare di riprendere a vivere nel rispetto delle regole. Bisogna essere sentinelle del territorio per salvaguardare la salute ed anche per fare ripartire l’economia locale.
Insomma è ora di pensare ad un Natale a chilometro regionale. Non dovrebbe essere difficile compilare la lista della spesa del menù delle festività natalizie privilegiando i prodotti del territorio. Basta dunque con quelli provenienti dall’estero e soprattutto cinesi che quasi sempre nascondono problemi di illegalità, sfruttamento del lavoro ed utilizzo di sostanze nocive alla salute. Piccoli passi per grandi risultati. Insomma facciamo in modo che questo Natale sia  ricordato come quello della riscoperta dei sapori a chilometro regionale, i sapori di un tempo.

venerdì 27 novembre 2015

Gran Galà del Provolone del Monaco DOP 2015

Gran Galà del Provolone del Monaco Dop, convegno a VICO EQUENSE.
Premiati i migliori prodotti dell’anno 2015.
Con il convegno "Territorio e dop, partire dalla qualità per condividere una strategia d'insieme" prende il via l'edizione 2015 del Gran Galà del Provolone del Monaco Dop. L'attesa kermesse di fine anno taglia il nastro sabato 28 novembre alle ore 19 nella sala Polifunzionale della Santissima Trinità e Paradiso a Vico Equense.
Un momento di riflessione sugli importanti traguardi raggiunti dal formaggio stagionato più amato della regione Campania.
A fare gli onori di casa ci pensa il sindaco vicano Benedetto Migliaccio. Prime considerazioni sul prodotto dalle parole del presidente del consorzio di tutela del Provolone del Monaco Dop Giosuè De Simone. Ha seguito l'evoluzione del Provolone, fino al raggiungimento dell'ambita Denominazione di origine protetta la dottoressa Laura La Torre, da sempre madrina del Consorzio di tutela. Si entra nel vivo del convegno con le parole del direttore dell'Arac Maurizio De Renzis, con il responsabile di Agroqualità Marcello De Simone, con Vincenzo Carrozzino del ministero delle politiche agricole Alimentari Forestali. Autorevoli considerazioni arriveranno dalle parole del professor Vincenzo Peretti che ha lavorato a lungo per dare lustro ed autorevolezza al Provolone del Monaco Dop. Le conclusioni sono affidate a Francesco Emilio Borrelli consigliere regionale.
Giurie al lavoro fin dalle dieci del mattino per decidere i vincitori del concorso 2015 "Provolone del Monaco Dop".
Il primo appuntamento pomeridiano è per le 17, nel chiostro Santissima Trinità, dove ci sarà la presentazione dei lavori dei ragazzi degli istituti scolastici che si sono cimentati nel concorso: "Cultura e Tradizione nel Provolone del Monaco".
La serata sarà conclusa dalle premiazioni del concorso "Fernando De Gennaro" e la presentazione del Provolone del Monaco Dop "in punta di dita" dell'istituto alberghiero "De Gennaro" di vico Equense.

Secondo appuntamento il giorno 7 dicembre, lunedì, alle ore 19 nella casa comunale di MASSA LUBRENSE con il convegno: Agricoltura, ambiente territorio. Una visione innovativa per le piccole imprese".

Gran finale ad AGEROLA sabato 19 dicembre con l'ultimo seminario "Paesaggio e agricoltura nei monti lattari e nella penisola sorrentina" con il premio "Andrea Buonocore" assegnato agli allevatori che si sono distinti nella tutela e salvaguardia del bovino di razza Agerolese.

martedì 3 novembre 2015

Don Alfonso Iaccarino: L’industria alimentare ha distrutto il mondo. Expo sponsorizzata dal cibo spazzatura.

"L'industria alimentare ha distrutto il mondo. Expo è stata sponsorizzata dal cibo spazzatura. Abituiamoci a insetti e lumache, sono proteiche e non hanno grassi. Gli antibiotici sono in tutti i processi produttivi. Allevate i bovini nei terreni abbandonati. Gli scienziati non perdessero tempo con le tecnologie super disastrose". Così Don Alfonso Iaccarino intervistato dall’avvocato-gourmet Sergio Sbarra nel programma Sapori di Sera su Radio Club 91 con Roberto Esse: "Non ho mai lavorato per il denaro voglio che i miei figli vivano in un mondo sano. Uno dei ricercatori dell'Oms mi ha detto: la gente deve pur mangiare. E allora mi chiedo siete dalla parte del cibo spazzatura? L'Expo che è stato sponsorizzato da marchi industriali. Dobbiamo ritornare un passo indietro, dobbiamo ritornare alle procedure di una volta. Non è difficile immaginare che trasformando i bovini in carnivori, attraverso mangimi compromettenti, ci sarebbe stato un disastro. Anabolizzanti e antibiotici vengono usati in tutti i processi produttivi - denuncia - mi hanno criticato quando lo dicevo tanti anni fa, mi suggerivano di pensare a fare il cuoco e basta. Dovremmo imparare invece a lavorare con serietà, non abbiamo i grandi pascoli come la Nuova Zelanda o l'Argentina ma abbiamo tanti terreni abbandonati. Questi studiosi mondiali che perdono il tempo nelle tecnologie avanzate ma super disastrose perché non studiano il modo di recuperare i terreni abbandonati per aumentare i pascoli?".


E sul consumo di insetti autorizzato dall'Ue: "Prendiamo le lumache, anticamera per abituarci a mangiare gli insetti. La lumaca è l'animale più sano che c'è, perché non prolifica in territori con pesticidi ma solo in territori sani e il più ricco di proteine con assenza di grassi. 100 gr di carne di lumaca rappresentano una bistecca di 2 chili. Allora dobbiamo abituarci: in Asia ho dovuto mangiare gli insetti perché invitato da persone importanti non potevo rifiutare. E' una questione di abitudine, preferisco gli insetti a un pezzo di carne o di maiale cresciuto in 60 giorni. I salami sono importantissimi come si facevano una volta ma sono cancerogeni con le sostanze aggiunte oggi. Fanno male tutte le cose prodotte dall'industria alimentare.

Una ricetta per le casalinghe? Ritornate ad un buon piatto di paccheri con broccoli e salsiccia".

domenica 25 ottobre 2015

Nuova burla dei compagni di merenda di Sapori di Mezzogiorno

Gli autori e conduttori del programma sull’agroalimentare e l’enogastronomia di Radio Club 91 questa volta prendono di mira quanti continuano a realizzare prodotti ai carboni vegetali attivi. Vede così la luce il “tarallo nzogna e pepe” ai carboni vegetali attivi.


A giudicare dagli ascolti della puntata di venerdì e dai grandi dibattiti e condivisioni nate sui social network, la provocazione è andata a buon fine. “Non se ne può più - raccontano il giornalista Roberto Esse e il professore Vincenzo Peretti - di vedere i prodotti della tradizione anneriti dalla contaminazione con i carboni vegetali attivi. E così con la complicità del re del tarallo Giuseppe Baino abbiamo pensato di produrre e lanciare in pasto ai social il “tarallo nzogna e pepe” realizzato secondo la moda dell’anno 2015”.
Il dato che deve fare riflettere è che il popolo dei buongustai è diviso in parti eque. Da un lato quanti li apprezzano. Pur sapendo che, a parte il colore, in un prodotto realizzato con i carboni vegetali attivi non cambia praticamente nulla. Dall’altro invece quanti sono contrari a prescindere. Preferendo i colori e i sapori della tradizione. “Queste due facce della medaglia dimostrano che ancora una volta -concludono Roberto Esse e Vincenzo Peretti - non è possibile fare classifiche del gusto. Chiaro che una volta davanti allo scaffale, a prescindere da ogni podio di alimenti, ciascuno si fa guidare dalle proprie preferenze”.


sabato 24 ottobre 2015

Sapori di Mezzogiorno applaude la legge sulla Biodiversità di interesse agrario e alimentare

Il professor Peretti: Speriamo si arrivi alla promulgazione in tempi brevi.

Il disegno legge sulla Biodiversità approvato dal Senato nel menù di Sapori di Mezzogiorno, il programma sull’agroalimentare della Campania di Radio Club 91. Con Roberto Esse ha parlato dell’argomento il professor Vincenzo Peretti della Federico II, responsabile del progetto Rareca (razze a rischio di estinzione della regione Campania).

Il docente ha sottolineato: “Finalmente si decide di valorizzare l’intero patrimonio della biodiversità e salvaguardare così le ricchezze naturali, vegetali e animali. Grande spazio agli agricoltori e agli allevatori che sono i veri custodi del paesaggio e della biodiversità, per la conservazione dei nostri territori”. Fra le cose principali del disegno di legge si evidenzia che le risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario iscritte nell’Anagrafe sono mantenute sotto la responsabilità e il controllo pubblico. Non possono diventare di proprietà intellettuale limitandone l’accesso all’intera categoria. Un principio che vale anche per i brevetti di carattere industriale.
“Sono particolarmente soddisfatto per l’approvazione in Senato di questa legge - ha concluso il professore Vincenzo Peretti - e confido che nelle prossime settimane diventino operativi i quattro obiettivi della legge: l’Anagrafe della biodiversità, dove saranno indicate le risorse genetiche a rischio di estinzione; il Comitato permanente, che garantisce il coordinamento delle azioni tra i diversi livelli di governo; la Rete nazionale, che si occuperà di preservare le risorse genetiche locali; il Portale nazionale, composto da un sistema di banche dati contenenti le risorse genetiche presenti su tutto il territorio italiano”.


domenica 18 ottobre 2015

Perol carni, al via la settimana del bovino Agerolese


Prodotti di qualità allevati nell’incredibile scenario dei Monti Lattari - Penisola Sorrentina
Bovino di razza Agerolese in vetrina alla “Perol Carni”. L’azienda che opera all’interno di Eccellenze Campane, in via Brin a Napoli, lancia la settimana dedicata alla carne di questo animale davvero eccezionale. Una filiera, quella del bovino Agerolese che regala prodotti di altissima qualità e che per la prima volta è valorizzata in tutta la sua completezza.
Quando si pensa al “bovino Agerolese” il pensiero vola subito al prodotto più famoso derivato da questa razza ovvero il Provolone del Monaco DOP. Per la prima volta invece arriva in braceria e in macelleria alla Perol Carni anche la prelibata carne. Ad allevarli ci ha pensato l’azienda di Giosuè De Simone. Quest’ultimo, già presidente del consorzio di tutela del Provolone del Monaco DOP, con passione maniacale cura la salute ed il benessere dei suoi animali ripagato con latte di altissima qualità e carne di altrettanto pregio.
L’aria profumata e colorata dei Monti Lattari - Penisola Sorrentina, il nutrimento di prima qualità e il potersi muovere fra scenari naturali incantevoli rendono i bovini Agerolesi una razza eletta e fortunata. La qualità del latte è eccezionale. Si tratta di una razza di taglia media, resa unica da secoli di selezione in un ambiente avverso, privo di pascoli, e per lo più tenuta in ricoveri di fortuna, alimentata con "frascame" locale ed anche per questo la carne ha eccezionali proprietà nutritive.
La storia racconta che la paternità della razza Agerolese è attribuibile al generale Paolo Avitabile. Si trasferisce dall’Inghilterra ad Agerola nel 1845 portando due vacche gravide, un torello e una vitella di razza Jersey. Il generale era convinto che incrociando i meticci locali con gli esemplari della Jersey poteva ottenere una razza adatta a vivere nei monti Lattari fornendo anche latte e carne di prima qualità. Ed ecco che i discendenti di quelle del generale ancora oggi presentano un mantello di colore bruno con tonalità più chiara nella regione addominale che diventa nero nei tori, tutti gli esemplari sono riconoscibili per la riga dorso lombare più chiara del colorito del mantello.


La carne dell’Agerolese è solo alla Perol Carni ad Eccellenze Campane, via Brin 69. Napoli.

domenica 27 ottobre 2013

Nasce il centro ricerche PEROL

Firmato il protocollo d'intesa tra la PeRoL Carni e l'Università degli Studi di Napoli Federico II per la realizzazione del 1° Centro sperimentale per la lavorazione e la trasformazione delle carni e il miglioramento genetico con sede a Ruviano (CE).



Il Centro si occuperà delle tecniche di miglioramento genetico e della selezione animale; studierà le relazioni tra alimentazione e qualità dei prodotti; svolgerà ricerche in tema di benessere animale, di sostenibilità ambientale degli allevamenti zootecnici e della prevenzione delle patologie connesse alla densità degli allevamenti e degli altri fattori di stress; curerà lo studio, la caratterizzazione genetica e le strategie di conservazione delle razze autoctone, in particolare quelle della Regione Campania; sperimenterà la creazione di prodotti innovativi carnei di tutte le specie animali con la messa a punto di specifici disciplinari di produzione relativi alla loro certificazione; attiverà sistemi di divulgazione mediante la formazione, la qualificazione e l'aggiornamento dei tecnici del settore ed azioni di promozione.


Per info: 349.5455101 (dott. Alberto Rossetti) - e.mail: perolcarni@libero.it

martedì 22 ottobre 2013

Il Caciocavallo del Re dell'Alto Casertano

di Giovanni Lavornia

Il Bollino di Tutela
Un prodotto "Reale" non solo per il suo toponimo legato alla scoperta da parte del Sovrano, ma soprattutto in virtù del suo impareggiabile gusto e del suo inimitabile sapore che lo pongono indiscutibilmente fra le eccellenze agroalimentari della "olim Terra Felix". Proprio dai comuni dell’Alto Casertano, tra cui Dragoni, Alvignano, Ruviano, Caiazzo, Castel di Sasso, Pontelatone, Piana di Monte Verna, Baia e Latina, Pietramelara, Pietravairano, Alife e Gioia Sannitica, arriva la migliore produzione di latte vaccino controllato e selezionato, dalla cui artigianale ed antica trasformazione è possibile gustare il "Caciocavallo del Re", indubbiamente riservato ai palati più raffinati ma capace di far innamorare anche chi non ha mai amato i formaggi.


Un progetto, voluto fortemente dall’associazione Patto per l'Alto Casertano (www.ppac.it), in collaborazione con il professor Vincenzo Peretti del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che vuole lanciare questo prodotto di nicchia che racchiude in sé Storia, Qualità e Tradizioni. Si racconta che il Re Ferdinando I di Borbone, detto anche Re Lazzarone e Re Nasone, durante una sua visita nel medio Volturno abbia assaggiato un caciocavallo e pare ne abbia commissionati più di mille chiedendo che fosse messa nella testa dello stesso un'oliva caiazzana. Da qui il nome di "Caciocavallo del Re" che si distingue dagli altri dal sapore unico ed inconfondibile e dall’oliva schiacciata caiazzana nella testa. Questo prodotto è indubbiamente entrato di diritto nella nouvelle cuisine, tanto da vivere una seconda giovinezza, ed è la proposta dell’Alto Casertano da gustare nelle diverse fasi di riposo: fresco, affumicato, stagionato medio (6 mesi) e stagionato lungo (12 mesi ed oltre); fresco dopo appena 7 giorni dalla produzione accompagnato da vino Pallagrello bianco o stagionato, accompagnato da miele di castagno e vino rosso Pallagrello o Casavecchia.

Il "Caciocavallo del Re" è candidato ad essere il prodotto di riferimento di un territorio incontaminato, quale l'Alto Casertano, la cui vocazione è agricola e nel cui territorio si ha ancora rispetto della terra e dei prodotti che la stessa offre; le emozioni, le sensazioni, le tradizioni nella produzione, nella conservazione e nella condivisione di un prodotto eccellente danno un valore maggiore al "Caciocavallo del Re" in totale sinergia con l’ecosistema e con l’ambiente. L’unico capace di far sognare chi lo mangia; bisogna assaporarlo nei luoghi giusti, in famiglia, in campagna, magari nei comuni di origine, nei numerosi agriturismi esistenti nell'Alto Casertano che offrono prodotti genuini e controllati.



Nasce la pizza Borgo dei Vergini



Storie e tradizioni che si intrecciano e si ritrovano intorno ad una tavola imbandita. I prodotti che hanno scritto la storia del regno di Napoli tornano a casa. E lo fanno celebrando con una pizza uno dei quartieri che meglio di tanti altri fotografa la città di ieri e di oggi. Dal forno degli Oliva, la pizzeria incastonata a via Arena alla Sanità, nasce la “Borgo dei Vergini”. Al momento di sfornare la prima nata della nuova serie non potevano mancare quanti si sono adoperati per la sua nascita. Il direttore del consorzio del Provolone del Monaco DOP lo stimato professor Vincenzo Peretti, il giornalista Roberto Esse ed il presidente dell’associazione della tutela e valorizzazione della gallina napoletana Rino Dazzo.
Una prelibatezza per celebrare l’arrivo in città di re Carlo. Il sovrano intorno al 1738 attraversò il quartiere per recarsi a Capodimonte. Una volta lì impartì l’ordine di costruire un “casino di caccia” che diventò la Reggia, dopo cento anni e più di lavori. Fortunatamente ci vogliono invece solo pochi minuti per ordinare la “Borgo dei Vergini” ed assaporarne aromi e profumi. La pizzeria del quartiere “Concettina ai Tre Santi” è ormai un vero e proprio ritrovo di storici e buongustai, oltre che essere un punto di riferimento anche per numerosi artisti della città. Un tempo erano i “Caffè letterari” ad essere il covo di intellettuali e ben pensanti, i tempi cambiano e non è raro trovare professionisti e professori che discutono dei massimi sistemi intorno ad una gustosa pizza. Pretende di entrare nel menù per raccontare storia e per deliziare palati la “Borgo dei Vergini”. Un trionfo di formaggi e di verdure che in tutta la loro semplicità raccontano il cibo ai tempi di re Carlo.
Le prime notizie della pizza le troviamo intorno al 1715 e raccontano di quanto fosse importante nell’alimentazione dei napoletani. Non era ancora una DOP ma già c’era in quei tempi il “Provolone del Monaco” che insieme al “Caciocavallo del Re” costituiscono la colonna vertebrale di questa eccezionale pizza realizzata dalla famiglia di Ciro Oliva. Erano già quasi cinquanta anni che i casari della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari arrivavano nel mercato dei Vergini a vendere i loro Provoloni. Arrivavano rigorosamente avvolti nelle loro mantelle. Simili al saio dei monaci.

Del resto proseguendo nel quartiere fra le mille bellezze dell’era barocca si arriva proprio alla chiesa de O’Munacone. Richiama all’era di Re Carlo anche il letto di scarole che accompagna i due formaggi. Un connubio esaltato dall’ottimo olio extravergine che da Concettina ai Tre Santi non manca mai. Tutti ingredienti adagiati su di un impasto leggerissimo, che da solo merita il dieci e lode. Ottimo anche l’abbinamento con Spuma 66, la spumeggiante bollicina di casa Cantine Mediterranee. Delicati equilibri di gusto che rendono indimenticabile il passaggio da Concettina ai Tre Santi.

mercoledì 2 maggio 2012

Razze RARECA: la Capra Cilentana

Nella splendida cornice di Palazzo de Feo ad Omignano (SA) si terrà il 9 maggio, ore 10.30, il seminario RARECA dal titolo "la capra Cilentana". L'importanza di tutelare e salvaguardare questi TGA risiede nella loro capacità di produrre, rispetto alle razze e specie cosmopolite, in ambienti difficili utilizzando in maniera ottimale le risorse endogene del territorio. Le strategie di salvaguardia suggerite nel progetto RARECA sono sostanzialmente due: in situ ed ex situ. Nella prima la razza resta allevata all’interno della specifica filiera zootecnica, nel quadro del suo contesto storico, culturale e paesaggistico. Nel secondo caso si prevede la crioconservazione di materiale genetico sotto forma di gameti, embrioni ma anche di sequenze di DNA, mediante la realizzazione di una banca di risorsa genomica (Genome Resource Banking).


martedì 1 maggio 2012

'O Munaciell

E' stato presentato presso la pizzeria Vesi in piazza Miraglia a Napoli, dal Consorzio di Tutela Provolone del Monaco DOP e dall'Associazione Pizzaiuoli Napoletani  " 'O Munaciell ", un piccolo saio di pizza fritta ripieno di Provolone del Monaco DOP.
La possibilità di abbinare alla pizza fritta un prodotto di eccellenza rientra - spiega Sergio Miccù, presidente dell'APN - nel progetto di mantenere sempre alta la qualità delle materie prime utilizzate nelle pizzerie e l'artigianalità del pizzaiolo, senza però mai stravolgere la vera tradizione della pizza nelle sue varietà di marinara e margherita. Non a caso stiamo portando avanti, con caparbietà, il marchio europeo di Pizza Napoletana STG (Specialità tradizionale garantita).
Il Provolone del Monaco DOP - illustra Giosuè De Simone, presidente del Consorzio di Tutela - è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato minimo 6 mesi, prodotto con latte crudo proveniente da bovine (almeno il 20% di razza Agerolese) allevate esclusivamente nei comuni, tutti nella provincia di Napoli, di Agerola, Casola di Napoli, Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant'Agnello, Santa Maria La Carità, Sorrento, Vico Equense. L'ottimo abbinamento realizzato permetterà di far conoscere ad un più ampio pubblico la nostra eccellenza casearia, ricordando che il vero Provolone del Monaco è solo quello con il marchio a fuoco su tutte le facce e l'etichetta con il logo della D.O.P.

venerdì 2 settembre 2011

Progetto RARECA


La tutela e la salvaguardia delle biodiversità di razze e di popolazioni adattate a particolari condizioni ambientali è fondamentale per evitare la perdita di patrimoni genetici (geni e combinazioni genetiche) praticamente irripetibili. Una loro valutazione e conservazione tende ad evitare non solo la scomparsa di genotipi non più recuperabili ma a valorizzare le capacità di adattamento di questi individui ad ecosistemi specifici, le caratteristiche produttive peculiari di tali popolazioni ed il patrimonio non solo economico ma anche culturale che queste razze particolarmente legate ad un territorio, come quello della Regione Campania, rappresentano.

I TGA (tipo genetico autoctono) presenti in Regione Campania, iscritti al RA e/o LG (AIA-ARAC), ed oggetto della misura PSR sono il Bovino Agerolese, il Cavallo Napoletano, il Cavallo Salernitano ed il Cavallo Persano, l’Ovino Laticauda e l’Ovino Bagnolese, la capra Cilentana ed il Suino Casertano. L'importanza di tutela e salvaguardia dei TGA risiede infatti nella loro capacità di produrre, rispetto alle razze e specie cosmopolite, in ambienti difficili utilizzando in maniera ottimale le risorse endogene del territorio. Le strategie di salvaguardia suggerite in questo progetto sono sostanzialmente due: in situ ed ex situ. Nella prima la razza resta allevata all’interno della specifica filiera zootecnica, nel quadro del suo contesto storico, culturale e paesaggistico. Nel secondo caso si prevede la crioconservazione di materiale genetico sotto forma di gameti, embrioni ma anche di sequenze di DNA, mediante la realizzazione di una banca di risorsa genomica (Genome Resource Banking).

Pertanto per far fronte a questo le strategie applicate saranno:
a) Massimizzazione della popolazione e minimizzazione della parentela fra i riproduttori, con lo scopo di aumentare da subito la popolazione mediante l’utilizzo di biotecnologie della riproduzione e selezionando, ad ogni generazione, riproduttori per ridurre il relativo coefficiente di consanguineità;
b) Individuare in termini oggettivi le caratteristiche di peculiarità dei TGA, del sistema di allevamento e qualificare le produzioni tipiche. Indispensabile appare realizzare un’analisi citogenetica e della variabilità di alcuni geni che influenzano le caratteristiche quali-quantitative e sanitarie del prodotto, l’esigenza di adottare piani di razionamento adeguati ai reali fabbisogni nutritivi dei diversi TGA, allo scopo di migliorarne il benessere animale e la capacità di caratterizzare le produzioni dal punto di vista qualitativo, attraverso l’utilizzo di analisi di tipo microbiologico, chimico, sensoriale e molecolare;
c) Realizzazione di una rete con divulgazione e trasferimento dei risultati, attraverso azioni di formazione ed aggiornamento degli allevatori, degli addetti delle filiere zootecniche e dei consumatori, sulle principali tematiche affrontate nelle azioni precedenti.

Enti Promotori
1.Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università degli Studi di Napoli Federico II;
2.Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – ISPAAM);
3.Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno della Regione Campania (IZSM).

Responsabile Scientifico: prof. Vincenzo Peretti

sabato 26 marzo 2011

Caso Peruto

Il termine Caso Peruto significa “cacio perso”; infatti se il formaggio è ben stagionato emana un penetrante odore di muffa e appare un pò raggrinzito. E’ ottenuto dalla lavorazione di latte intero crudo di pecora e/o di capra (raramente bovino) o misto. La coagulazione avviene esclusivamente con caglio vegetale che si ottiene mediante l’estrazione con acqua fredda degli enzimi presenti nei pistilli di cardi del genere “Cynara Cardunculus”, raccolti in estate e lasciati essiccare al buio per diversi giorni. La cagliata rotta finemente fino a ottenere dei grani della grandezza di un chicco di riso, viene lasciata depositare sul fondo della caldaia e posta in fuscelle di plastica o di vimini (diametro 10-12 cm). Dopo alcune ore le forme modellate a mano (peso da 250 a 300 grammi) vengono salate ed asciugate su tavole di legno; si passa poi alla fase di conciatura, realizzata con una miscela di aceto/vino bianco ed olio ed infine le formette sono cosparse interamente di pimpinella essiccata. Al termine della lavorazione i formaggi vengono messi, a scelta e secondo i gusti, sott’olio, oppure chiusi ermeticamente in contenitori (vasi di terracotta) e posti in cantina per una stagionatura non inferiore ad 1 anno.

Caratteristiche - Crosta liscia, ricoperta di pimpinella di colore giallo paglierino - Pasta bianca, tendente al giallo paglierino, di consistenza tenera, quasi spalmabile - Odore di muffa pungente e penetrante - Sapore pieno, pastoso e aromatico.

Progetti in corso: realizzazione di un Laboratorio Sperimentale sul Caso Peruto e sul Cacioforte di Statigliano presso l’Azienda Masseria dei Trianelli - Ruviano (CE).